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STORIA
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Per scoprire l’origine feudale di Vallelunga, l’indagine storica documentata inizia dal- la conquista normanna della Sicilia a danno degli arabi e ad opera degli Altavilla. Ruggero II, infatti, nel costituire la contea di Cammarata, nella seconda metà del 1100, a favore di una sua parente di nome Lucia, vi aggregò anche il feudo di Vallislonge. Dopo quell’evento traumatico che furono i Vespri Siciliani del 31 marzo 1283, all’indomani di questi sommovimenti socio politici, avvenne una ridistribuzione delle proprietà feudali siciliane per cui il feudo venne assegnato alla famiglia Valguarnera, una delle più solide ed importanti esponenti dell’aristocrazia sici- liana. Già dopo appena cinquant’anni, nel 1349, la Corona decise di “risarcire” una importante famiglia che aveva fatto parte della congiura dei Vespri, e in particola- re, Giovanni Caltagirone, nipote di uno dei congiurati, che divenne barone di Vallislonge. Alla sua morte, il feudo venne rilevato dal cugino Puccio de Homodei (o Omodei), creditore della famiglia Caltagirone e che ne aveva già ricevuto una settima parte in dote dalla moglie appartenente agli stessi Caltagirone. La famiglia Omodei, per ben quattro generazioni di baroni, possedette il feudo fino a Vincenzo I, sposato con una esponente della famiglia Notarbartolo di Polizzi, principi di Villanova. Il feudo confluì nella famiglia polizzana per tre generazioni, dal 1570 al 1621, anno in cui la principessa Ninfa Notarbartolo, figlia di Vincenzo II sposò un nobile termitano, Pietro Marino, che ben pensò di pagare all’erario le 400 onze necessarie per ottenere dalla monarchia la licentia populandi. Il 3 settembre 1633 arrivò il tanto sospirato documento che segna la data di nascita del paese. Alle tre generazioni dei Marino, epoca in cui il feudo cominciò a popo- larsi, seguirono ben sette generazioni della famiglia Papè, nobile casato con sede a Palermo, che ottenne anche il titolo di Duca di Prato Ameno, e che furono gli incontrastati baroni fino alla fine delle ingerenze dell’aristocrazia del 1812, an- no della promulgazione della costituzione siciliana che aboliva i diritti feudali. Fin dall’origine, Vallelunga è dipesa, dal punto di vista amministrativo, dalla Val di Mazzara (comarca di Polizzi Generosa) ed ha fatto parte della diocesi di Cefalù. Nel 1819 è passata alla provincia di Caltanissetta e nel 1844 alla sua diocesi. Tracce di popolamento della zona sono riferibili all’età del Bronzo medio, (1800- 1400 a.C.), epoca a cui risalgono ritrovamenti importanti sulla collina Tanarizzi ed esposti oggi al Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa (stoviglie dello stile “Rodì-Tindari-Vallelunga”). A pochi chilometri dal centro abitato si trova un importante sito archeologico in contrada Casabella (provincia di Agrigento) con i resti di una villa tardo romana risalente al III secolo d.C. Nelle vicine contrade Montoni, in territorio di Cammarata (AG), e in contrada Gurfa, nel territorio di Alia (PA), sono presenti architetture rupestri di rilevante importanza. Il nucleo originario dei primi “abitatori” di Vallelunga può essere identificato con quel gruppo di case prospicienti sull’attuale via Nazionale, a valle del paese, punto centrale di uno snodo che vede il dipartirsi di una serie di trazzere di collegamento fra vari punti della Sicilia. La Strada Statale n. 121 coincide con il tracciato della via “Messina per le montagne” restaurata in epoca borbonica, unico collegamento fra Palermo e Catania, antichissima via consolare citata in documenti molto antichi. Da essa si dipartivano trazzere regie di collegamento per Miccichè (Villalba e Mus- someli), per Caltavuturo e Polizzi, e per Castronovo ed Agrigento (la via dei Muli- ni). Oltre la fertilità delle sue contrade, Vallelunga aveva pertanto il pregio di es- sere ubicata f ra questi crocicchi che saziavano gli appetiti economici dei baroni, pronti ad esigere dazi lungo i crocevia. Queste prime case, infatti, erano costitui- te da avamposti doganali, fondaci, stazioni postali e per il cambio cavalli, locande e trattorie che del commercio facevano il loro sostentamento. Nell’organizzare l‘attività socio-economico-politica, ai primi abitanti spettò il com- pito di insediarsi e di vivere in una vergine microeconomia. Agricoltori, artigiani, professionisti, richiamati da allettanti agevolazioni fiscali, popolarono il paese che passò dai 322 abitanti del 1659 ai 1297 del 1714, dai 3987 del 1798 ai 6707 del 1881 (oggi, la popolazione ammonta a circa 3800 abitanti, pagando pesanti con- seguenze di emigrazione, soprattutto giovanile, negli ultimi quindici anni). Venne- ro costruite anche le prime chiese: la Chiesa Madre (1634), la Chiesa delle Anime Sante (1756) e la Chiesa del Crocifisso (1736). Gli Oratori dedicati alla Madon- na del Rosario e al Divinissimo Sacramento risalgono rispettivamente al 1770 e al 1798. Anche l’edilizia civile subì una certa evoluzione: vennero edificati il palazzo Marino-Papè-Traina (1621), De Martino-Audino (1770), Sinatra
(1789).
Un
periodo di grande fermento economico è da attribuire anche
alla presenza di
numerosi opifici per la produzione di laterizi e terraglie (vi
furono ben 16
stazzoni nel periodo di massimo splendore dalla seconda
metà dell’ottocento alla
seconda metà del novecento e che
traevano la materia prima dalla vicina
pirrera) grande opportunità di
benessere economico-sociale per il
piccolo
centro. I prodotti, esportati anche nel
circondario, erano molto apprezzati sia
per
l a qualità dell’argilla che per l’estetica. A buon titolo, questo può essere defi-
nito come il periodo d’oro dell’economia vallelunghese,
foriero di grandi opportu-
nità di crescita del suo substrato sociale.
Il
paese, da un punto di vista urbanistico, si presenta
molto regolare, composta
da
lunghe stecche di case che seguono il declivio del terreno: una
scacchiera di
strade e traverse di
case, originariamente uno
o bi-cellulari tra cui spiccano
edifici notevoli e pregevoli.
Posto geograficamente ad una latitudine 37.41 N e
longitudine 13.50 E, il paese
di
Vallelunga Pratameno si trova a 472 mslm. Il paesaggio è collinare, ben ripa-
rato da venti freddi d’inverno e da eccessiva esposizione al caldo
sole estivo, po-
sizione che ne fa un posto dal clima mite e piacevole. Il suo
territorio è esteso
39,16 Kmq, compreso i feudi della Garcia e di Mazazzinaccio. E’
attraversato dal
torrente San Giovanni-Margiazzo affluente del torrente Belici a sua
volta affluen-
te del fiume Salso. I suoi terreni fertili sono l’ideale per la
coltivazione dell’olivo,
del
mandorlo e della vite, molto importante è anche la coltura dei
cereali.
Attualmente l’agricoltura rappresenta la principale fonte di sostentamento dei
suoi abitanti cui fa seguito grande rappresentanza del settore
terziario. Poco
sviluppati il commercio e l’attività di impresa. Nel passato ha però
attraversato
momenti di grande sviluppo economico fino a diventare un paese
evoluto e bene
organizzato.
Il
carattere socievole e la grande disponibilità verso il prossimo dei
suoi abitanti
fanno di Vallelunga un gradevole sito da visitare e dove trascorrere
piacevoli
giornate di relax.
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Pagina a cura del Dott. Alessandro BARCELLONA |
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