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Ti trovi in: Storia |
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STORIA
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Vallelunga,
inizialmente "Vallislonge",
esisteva già come feudo
nella seconda metà del
'300 sotto il potente barone palermitano
Giovanni di
Caltagirone.
Solo nella prima metà
del secolo XV, con Don Pietro Marino,
nobile termitano,
sorse il primo centro abitato. Don Pietro
Marino, infatti,
ottenendo nel 1633 dal Vicerè Duca di Ayala la |
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"licentia
populandi",
diede vita ad un forte movimento migratorio trasformando il primo
nucleo abitativo in un
feudo nobile e popolato al quale venne dato il nome di "Terra
Marini".
Con la dinastia dei Papè, principi di Valdina (1645-1812) il feudo
riprendeva
la sua originaria
denominazione di "Vallislonge".
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Nel 1671 Don Giacinto
Papè, con il privilegio di Re Carlo II di
Spagna, ottenne il
titolo di Duca sulla terra della Baronia di
Vallelunga da
denominarsi "Prato
Ameno".
Tale titolo compren
deva il feudo con un
ameno giardino e casa signorile posta in
un fondovalle a nord
ovest del feudo Magazzenaccio, oggi
chiamata contrada "Giardino".
Vallelunga tra un
alternarsi di periodi di crisi e di benessere, |
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continuò il suo
progresso negli anni successivi
arricchendosi
culturalmente e sviluppandosi
economicamente fino a
diventare un vero e
proprio paese evoluto
e bene organizzato
anche se, negli ultimi
decenni, risentendo di
una perdurante crisi
socio-economica, ha su-
bito un massiccio
fenomeno migratorio.
Oggi conta una
popolazione di circa 3.750
abitanti (al
31.12.2007). |
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VALLELUNGA TRA STORIA E
PREISTORIA
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Casuali ritrovamenti
archeologici fanno ipotizzare che Valle-
lunga sia stata
abitata fina dall'età del bronzo, come dimo-
stra il rinvenimento,
ad opera del Dott. Tommaso Moscati
("dutturi
Gigiu"),
illustre personaggio vallelunghese, di una
ricca tomba, scoperta
intorno al 1915 durante il rimboschi-
mento di una parte di
terreno sulla collina "Tanarizzi"
situata |
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a nord dell'abitato.
Tali resti furono inviati ed esaminati nel 1930 dall'archeologo
Paolo Orsi ed in
seguito, nel 1956, dall'archeologo Bernabò Brea. Si tratta di
reperti,
risalenti al 1800 a.c.
circa, che sono uno dei pochi esempi di cultura dell'entroterra
siciliano. Reperti
analoghi furono ritrovati nella città di Tindari e Rodi Milici nel
messi-
nese. All'epoca del
rinvenimento, per assenza di un luogo ove poterli conservare in
assoluta sicurezza, i
reperti vennero trasferiti al museo archeologico "Paolo Orsi" di
Siracusa, dove oggi è
possibile ammirarli. |
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Il corredo funerario,
si pensa apparte
nente ad un nucleo
familiare forma-
to da sei adulti, è
composto da ampi
bacili, fruttiere su
alti piedi, una serie
di tazze di argilla
con alte pareti for-
nite di altissime anse
in stile "Castel-
luccio"
e da tazze-attingitoi fornite
di ansa ad orecchio
equino con ap-
pendice a coda di
rondine in stile
"Rodi-Tindari-Vallelunga".
Nel luogo
del ritrovamento è
stata realizzata
una ricostruzione,
oggi visibile, della
"Tomba
di Vallelunga".
Altro ritrovamento
archeologico signi
ficativo è stato fatto
a sud est del |
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centro abitato in
contrada "Casabella",
dove si suppone che anticamente siano esisti
ti i resti di una
villa-fattoria tardo-romana, risalente al III secolo d.c. Purtroppo
di ta
li ritrovamenti non si
hanno documenti ufficiali ma soltanto leggende tramandate dal-
la cultura popolare e
fortunosi rinvenimenti di monete in metallo pregiato. Secondo
un canto popolare, il
luogo ove rea collocato il sito, denominato "Giarratana",
già nu-
cleo abitato da
numerose famiglie di contadini, pare sia stato interamente distrutto
dal terribile
terremoto che sconvolse la Sicilia l'undici gennaio 1639. |
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Si canta che gli
abitanti di quel luogo rimasero quasi tutti se-
polti dalle macerie,
ad eccezione di pochi sopravvissuti che,
di buon ora, si erano
recati al lavoro nei campi. Questi ultimi,
sempre secondo la
leggenda, pare abbiano trovato rifugio in
una fattoria vicina,
dando poi origine alla attuale Vallelunga.
Il luogo ove sorgeva "Giarratana"
è stato recintato dalla So-
vrintendenza ai beni
archeologici di Agrigento ma i lavori ne- |
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cessari a riportare
alla luce il sito, dopo poco tempo, sono stati sospesi per mancan-
za delle necessarie
risorse finanziarie. I reperti rinvenuti nell'insediamento e
nell'atti-
gua necropoli, si
riducono a frammenti di brocche, vasi, tegole, giare ed un
bellissimo
pavimento in mosaico
di grande effetto. |
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