Giovedì, 27 Apr 2017
 
 
Vallelunga e la sua storia ... PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 03 Marzo 2012 21:42

Per scoprire l’origine feudale di Vallelunga, l’indagine storica documentata inizia dalla conquista normanna della Sicilia a danno degli arabi e ad opera degli Altavilla.

Ruggero II, infatti, nel  costituire  la contea  di Cammarata, nella seconda metà del 1100, a  favore  di  una sua  parente  di  nome  Lucia, vi aggregò anche il feudo di Vallislonge. Dopo quell’evento traumatico che furono i Vespri Siciliani del 31 marzo 1283, all’indomani di questi sommovimenti socio politici, avvenne una ridistribuzione delle  proprietà  feudali  siciliane  per cui  il  feudo  venne  assegnato  alla  famiglia Valguarnera, una  delle  più  solide  ed  importanti  esponenti dell’aristocrazia siciliana. Già  dopo appena cinquant’anni, nel 1349, la Corona decise di “risarcire”  una importante  famiglia che aveva fatto parte della congiura dei Vespri, e in particolare,  Giovanni Caltagirone, nipote  di  uno  dei congiurati, che  divenne  barone  di Vallislonge. Alla  sua  morte, il feudo venne rilevato dal cugino Puccio de Homodei (o Omodei), creditore  della  famiglia Caltagirone  e  che ne aveva già ricevuto una settima parte in dote dalla moglie appartenente agli stessi Caltagirone. La famiglia Omodei, per  ben quattro  generazioni di baroni, possedette il feudo fino a  Vincenzo I, sposato  con  una  esponente  della famiglia Notarbartolo di Polizzi, principi di Villanova. Il feudo confluì  nella famiglia polizzana per tre generazioni, dal 1570  al  1621, anno  in  cui  la  principessa Ninfa Notarbartolo, figlia di Vincenzo II sposò   un  nobile  termitano, Pietro Marino, che  ben  pensò  di  pagare  all’erario le 400 onze necessarie per ottenere dalla monarchia la licentia populandi. Il 3 settembre 1633  arrivò  il tanto sospirato  documento che segna la data di nascita del paese. Alle  tre  generazioni dei  Marino, epoca in cui il feudo cominciò a popolarsi, seguirono ben sette generazioni della  famiglia Papè, nobile casato con sede  a Palermo, che  ottenne anche il titolo di Duca di Prato Ameno, e che furono gli incontrastati baroni fino alla fine delle ingerenze dell’aristocrazia del 1812, anno della promulgazione della costituzione siciliana che aboliva i diritti feudali.

Fin dall’origine, Vallelunga  è  dipesa, dal  punto di vista amministrativo, dalla Val di Mazzara (comarca di Polizzi Generosa) ed ha fatto parte della diocesi di Cefalù. Nel 1819 è passata alla provincia di Caltanissetta e nel 1844 alla sua diocesi. Tracce  di  popolamento  della  zona sono  riferibili all’età del Bronzo medio, (1800-1400 a.C.), epoca a cui risalgono ritrovamenti  importanti sulla collina Tanarizzi ed esposti oggi al Museo  archeologico “Paolo Orsi” di  Siracusa (stoviglie dello stile “Rodì-Tindari-Vallelunga”). A  pochi  chilometri  dal  centro abitato  si trova un importante  sito archeologico in  contrada Casabella (provincia di Agrigento) con i resti  di  una  villa  tardo  romana  risalente al III secolo d.C. Nelle vicine contrade Montoni, in territorio di Cammarata (AG), e  in contrada Gurfa, nel territorio di Alia (PA), sono presenti architetture rupestri di rilevante importanza.

Il nucleo originario dei primi “abitatori” di Vallelunga può essere identificato con quel gruppo di case prospicienti sull’attuale via Nazionale, a valle del paese, punto centrale di uno snodo che vede il dipartirsi di una serie di trazzere di collegamento fra vari punti  della  Sicilia. La Strada Statale n. 121 coincide con il tracciato della via “Messina  per le montagne” restaurata in epoca borbonica, unico collegamento fra Palermo e Catania, antichissima via consolare citata in documenti molto antichi. Da essa si dipartivano trazzere regie di collegamento per Miccichè (Villalba e Mussomeli), per  Caltavuturo  e Polizzi, e per Castronovo ed Agrigento (la via dei Mulini). Oltre la fertilità delle sue contrade, Vallelunga aveva  pertanto  il pregio di essere  ubicata f ra questi crocicchi che saziavano  gli appetiti economici dei baroni, pronti ad esigere dazi lungo i crocevia. Queste prime case, infatti, erano costituite   da   avamposti   doganali, fondaci, stazioni postali e per il cambio cavalli, locande e trattorie che del commercio facevano il loro sostentamento. Nell’organizzare  l‘attività socio-economico-politica, ai  primi abitanti spettò il compito  di  insediarsi  e  di vivere in  una vergine microeconomia. Agricoltori, artigiani, professionisti, richiamati  da allettanti agevolazioni fiscali, popolarono  il paese che passò dai  322 abitanti  del  1659 ai 1297 del 1714, dai 3987  del 1798 ai 6707 del 1881 (oggi, la popolazione  ammonta  a circa 3800 abitanti, pagando pesanti conseguenze di emigrazione, soprattutto  giovanile, negli ultimi  quindici anni). Vennero costruite anche  le  prime chiese: la Chiesa Madre (1634), la Chiesa delle Anime Sante (1756) e la Chiesa del Crocifisso (1736). Gli  Oratori  dedicati  alla Madonna del Rosario e al  Divinissimo Sacramento risalgono rispettivamente al 1770 e al 1798. Anche l’edilizia civile subì una certa evoluzione: vennero edificati il palazzo Marino-Papè-Traina (1621), De Martino-Audino (1770), Sinatra (1789).

Un periodo di grande fermento economico  è  da attribuire anche alla presenza di numerosi opifici per la produzione di  laterizi  e  terraglie (vi furono ben 16 stazzoni nel periodo di massimo splendore dalla seconda metà dell’ottocento alla seconda metà del novecento e che traevano la materia prima dalla vicina pirrera) grande opportunità di benessere economico-sociale per il piccolo centro. I prodotti, esportati anche nel circondario, erano molto apprezzati sia per la qualità dell’argilla che per l’estetica. A buon titolo, questo può essere definito come  il periodo  d’oro  dell’economia vallelunghese, foriero di grandi opportunità di crescita del suo substrato sociale.

Il paese, da un punto di vista urbanistico, si presenta molto regolare, composta da lunghe stecche di case che seguono il declivio del terreno: una scacchiera di strade e traverse di case, originariamente uno o bi-cellulari tra cui spiccano edifici notevoli e pregevoli.

Posto  geograficamente ad una latitudine 37.41N e longitudine 13.50 E, il paese di Vallelunga Pratameno si trova a 472 mslm. Il paesaggio è collinare, ben riparato da venti freddi d’inverno e da eccessiva esposizione al caldo sole estivo, posizione che ne fa un posto dal clima mite e piacevole. Il suo territorio è esteso 39,16 Kmq, compreso i feudi della Garcia e di Mazazzinaccio. E’ attraversato dal torrente  San Giovanni-Margiazzo affluente del torrente Belici a sua volta affluente del fiume Salso. I suoi terreni fertili sono l’ideale per la coltivazione dell’olivo, del mandorlo e della vite, molto importante è anche la coltura dei cereali.

Attualmente l’agricoltura rappresenta la principale fonte di sostentamento dei suoi  abitanti cui fa seguito grande rappresentanza del  settore terziario. Poco sviluppati il commercio e l’attività di impresa. Nel passato ha però attraversato momenti di grande sviluppo  economico fino a diventare un paese evoluto e bene organizzato.

Il carattere socievole e la grande disponibilità verso il prossimo dei suoi abitanti fanno di Vallelunga un gradevole sito da visitare e dove trascorrere piacevoli giornate di relax.

 

Testi a cura del Dott. Alessandro Barcellona

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Marzo 2012 20:16